Intervento di Antonio Ascenzi al Congresso della UIL Trasporti

Antonio Ascenzi

Questo Congresso serve certamente alla definizione degli assetti organizzativi interni, ma soprattutto dovrebbe servire ad individuare i nostri obiettivi per il prossimo quadriennio e ad elaborare il contributo della categoria alle scelte di politica sindacale della Uil; quindi non può ridursi in una passerella autocelebrativa né in un inutile sfogatoio.

Sul piano generale è del tutto evidente come il sindacato si trova oggi ad operare in un contesto oltremodo difficile caratterizzato da una crisi sistemica originata dalla affermazione delle teorie neoliberiste che, oltre ad aver aumentato le diseguaglianze, hanno preteso il ridimensionamento del movimento sindacale, minori diritti e tutele per i lavoratori.

E’ l’effetto perverso della globalizzazione, fenomeno rispetto al quale diventa sempre più urgente potenziare il sindacato internazionale perché solo il giorno in cui riusciremo a bloccare la produzione di una multinazionale in ogni parte del mondo, in ogni sua azienda ovunque collocata, potremo dire di aver restituito potere al movimento sindacale ed ai lavoratori.

In questo quadro, per quanto riguarda l’Italia, quello che preoccupa di più è la pessima qualità dell’attuale ceto politico: presuntuoso, ignorante e totalmente avulso dalla realtà; capace solo di blaterare di un continuo ricorso al “popolo”, parola molto in voga oggi tra le “teste vuote”.

Al contrario, il Paese avrebbe bisogno di una classe dirigente credibile ed autorevole, condizione indispensabile per uscire dalla crisi e per imporre un cambio di marcia all’Unione Europea nella consapevolezza, in ogni caso, che serve più e non meno Europa.

Noi dobbiamo pretendere interlocutori affidabili se vogliamo recuperare il diffuso malessere sociale che sta alla base della progressiva affermazione delle forze politiche populiste e dei ricorrenti, impuniti e pericolosi rigurgiti fascisti a conferma della teoria rooseveltiana per cui “la gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature”.

Ma siamo sindacalisti, quindi mai perdere la speranza che le cose possano cambiare, anche perché il cambiamento dipende pure dalla nostra azione.

Siamo stati determinanti nel contrastare e debellare il terrorismo, volete che non si riesca a sconfiggere la burocrazia, il parassitismo o il malaffare?

Sono anni che provano a ridimensionarci: prima con la strategia della tensione; poi tentando di negarci la possibilità di raccogliere i contributi sindacali in azienda; quindi furono i governi di centro destra, impregnati come erano e come sono di cultura reazionaria, a portare continui attacchi al sindacato confederale attuati sia fomentandone le divisioni, sia accreditando associazioni (Ugl, Sindacato Padano, ecc.) che, pur dotate di scarsa o nulla rappresentatività, erano a loro subalterne.

Ovviamente, al tiro al sindacato non poteva certo mancare la sinistra che ha contribuito non poco al costante smantellamento del sistema di tutele e all’aumentata precarizzazione del lavoro.

Buon ultimo, i Pentastellati con la stramba e pericolosa teoria della disintermediazione dei rapporti di lavoro; una teoria che se applicata, si tradurrebbe nella fine del ruolo del sindacato lasciando i lavoratori ancora più esposti agli abusi del padronato ed una riflessione al riguardo sarebbe auspicabile da parte di quei quadri sindacali e non sono pochi purtroppo, che simpatizzano con quel Movimento!

Ci chiamano casta, ma la nostra rappresentatività è data da milioni di adesioni certificate e dal risultato delle migliaia di elezioni di rsu che si svolgono ogni giorno nelle aziende con tassi di partecipazione al voto ben superiori all’80 per cento, percentuali che i partiti si sognano di raggiungere!

Elezioni che avvengono tra l’altro con il sistema proporzionale puro senza, quindi, fraudolenti premi di maggioranza e dove votano tutti, iscritti e non iscritti; si faccia avanti quella forza politica che svolge come noi un percorso congressuale così ampio e dibattuto partendo dalle assemblee in ogni luogo di lavoro.

Ben altra cosa che organizzare qualche “gazebbata” o far votare un programma di governo a poche migliaia di iscritti ad una nebulosa piattaforma online perché la democrazia, per dirla con Michele Serra, “non è una disciplina per minoranze eleganti come lo yoga o l’alimentazione sana”.

Antonio Ascenzi,  Congresso nazionale UIL Trasporti

Caserta, 14 giugno 2018


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