Proposta o rielaborazione del socialismo ? di Alberto Angeli

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“Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”, è l’esortazione con la quale termina il manifesto di Marx ed Engels del 1848, che nella versione Togliattiana diviene: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”*. Oggi, potremmo ricorrere all’esortazione: “Pacifisti di tutto il mondo, unitevi contro la fabbricazione e vendita di armi!”. O ancora: rivolgere il sintagma esortativo Marxiano agli Ecologisti e ambientalisti, tanto per capire come l’evoluzione della storia abbia cambiato il tema del confronto su cui oggi ragionare e riflettere: da un socialismo rivoluzionario ad un mondo in piena metamorfosi, che va oltre la post modernità. In un certo senso possiamo affermare che il proposito Marxiano è stato raggiunto: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo”, (Tesi su Feuerbach) questo scriveva Karl Marx ponendo come obiettivo della sua ricerca filosofica e scientifica la realizzazione del socialismo. Il mondo è sicuramente mutato, e anche in questo Marx ha visto giusto, tanto che oggi viviamo nell’inferno o paradiso della tecnologia informatica e siamo alle prese con problemi e temi su cui gli intellettuali, che possiamo dividere in ideologici e tecnici a seconda delle loro attitudini professionali, si cimentano con grandi difficoltà.

Anche il socialismo, come modello politico, sociale e di governo ha sperimentato la sua funzione di governo in diverse realtà del mondo, con svariate declinazioni, delle quali in questo XXI secolo residuano poche esperienze, circoscritte e timidamente attive. Si guardi all’Europa, salvo la recente affermazione del PS Portoghese, dichiaratamente socialdemocratico e Kejnesiano, e la crisi in Romania, il socialismo in Europa è amaramente in declino.

Il socialismo Italiano può annoverare una grande storia, nel senso che sicuramente un buon storiografico non avrebbe difficoltà a riconoscere che c’è stato un periodo in cui il nostro Paese ha sperimentato forme di socialismo moderno, nonostante governasse con un partito conservatore con la DC del XX secolo. Vediamo alcune delle riforme: obbligo frequenza scolastica, assegno universitario, riforma agraria con diritto di prelazione per la mezzadria, nascita dell’ENEL e dell’ENI, estensione alle categorie dei commercianti, artigiani e agricoltori e professioni del sistema previdenziale, legge 300, riforma sanitaria universale e gratuita, IRI, interventi al SUD con la costituzione di Enti e investimenti infrastrutturali e portuali, tanto per ricordare alcune delle riforme sociali. Nel 1994 il PSI chiude i battenti; invero, sopravvive un simbolo, tanti movimenti che si richiamano al socialismo, tanti uomini e donne impegnati a sostenere viva la fiamma del socialismo, ma non sono più una forza, un partito che può determinare cambiamenti, una realtà che lo ripiega nelle retrovie in cui si ritrovano i nuovi chierici della politica, come Italia Viva e altre esperienze tipo LEU e tante altre piccole realtà in carattere con il romanticismo rivoluzionario, ma ininfluenti.

In questo primo quarto del XXI secolo alla domanda se il socialismo deve aggiornarsi, non si può rispondere con un secco si o no, poiché è fondamentale prima capire se si vuole mutare il mondo o limitarsi ad assecondarne il percorso. Questo perché nel primo caso, lavorare per cambiare, richiede una rielaborazione teorica del socialismo per ridefinire uno strumento politico con il quale affrontare le dinamiche e le crisi che l’inesorabilità dell’evoluzione tecnologica comporterà e rifletterà sul piano economico, ambientale, sociale e di sopravvivenza per l’umanità; nel secondo caso, il socialismo può aggiornare quotidianamente la sua funzione e rappresentanza, partecipando a politiche di assestamento e recupero socio economico senza esercitare alcuna influenza sul sistema del modello di sviluppo economico e di società, con i pericoli che ciò inevitabilmente determina. 

Una rielaborazione del socialismo non deve svolgersi in un laboratorio, ma misurarsi con i cambiamenti che la scienza e la ricerca ci prospettano per il futuro immediato, dovrà vedersela con i mutamenti del mercato, dell’economia, delle modalità di interscambio e mobilità, nuove forme di produzione e di consumo, di mediazione e finanziarizzazione e ripensare la globalizzazione non solo come sistema di mercato economico, ma come un modello entro il quale si sviluppano rapporti interstatali e continentali. L’elaborazione di un’idea socialista si dovrà porre il compito di come relazionarsi al mondo sociale, dove la misura del lavoro non sarà più lo sfruttamento manuale, ma del pensiero, delle forme intellettuali, in cui la riproduzione sociale può ricalcare la riproduzione del lavoro citata da Marx, e allora dovrà affrontare nuove forme di ingiustizia e di irrazionalità istituzionali.

Resta sospesa la domanda: chi sarà in grado di compiere questo lavoro teorico? Ebbene, qui sono stati indicati alcuni temi per compiere dei primi passi. Lavoriamo portando ciascuno le proprie idee, confidando che poi si presenti che ne ha la competenza culturale e intellettuale per aiutarci in questo difficile compito di rielaborazione di un modello socialista che possa competere con i cambiamenti del XXI secolo.

Alberto Angeli


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