Oggi il governo c’è. di Roberto Biscardini

Biscardini

A tre mesi dal voto, oggi il governo c’è. E il sentimento più ragionevole è quello che si è diffuso in poche ore nella maggioranza dell’opinione pubblica: meglio il governo che nuove elezioni. Meglio qualunque governo che nuove elezioni.

Il paese voleva un governo e vuole che sia giudicato sui fatti non con i processi alle intenzioni. Il paese voleva un governo (il più politico possibile) piuttosto che elezioni anticipate, elezioni che peraltro non avrebbero dato alcun contributo al cambiamento del quadro politico, se non in senso peggiorativo.

Elezioni che si sarebbero svolte in un clima assolutamente pericoloso, con uno scontro fratricida sulle questioni democratiche e costituzionali, ambiguo tra chi si sarebbe eretto a difensore del popolo e chi sarebbe stato condannato, gioco forza, a rappresentare le elite, uno scontro sconcertante tra Europa si ed Europa no, liquidando problemi complessi nella semplificazione manicheo tra “sovranisti” e no.  Scemenze. Perché non ci sono le condizioni per essere fuori da un europeismo utile, ma ci sono tutte le ragioni per criticare l’Europa e le sue politiche. Così come uno scontro tra popolo ed elite ha senso solo in una situazione prerivoluzionaria, nella quale per fortuna non siamo.

Elezioni che si sarebbero svolte in un clima di scontro, condizionate dalla crisi economica ancora più grave e da uno spread di molto sopra i 500 punti.

Oggi tutti coloro che non intendono appoggiare questo governo e non ne fanno parte, hanno la grande opportunità di organizzarsi per fare la più efficace opposizione fuori e dentro il parlamento. Per costruire una proposta alternativa, affinché sia chiara almeno per le prossime elezioni europee (se il governo reggerà fino a quella data).

Lo dovrà fare Forza Italia e alcune forze della destra e lo dovrebbero fare le forze divise della sinistra, così come nella società la faranno altri.

Perché così è giusto che avvenga, in un sistema democratico e parlamentare che ancora, per fortuna, regge.

Alla faccia di quelli che senza argomenti e senza proposta politica scendono in piazza a Roma e a Milano, guidati dal Pd.

A Roma contro il governo e a Milano in difesa di Mattarella; due messaggi per altro tra loro in contraddizione.

Le prove generali di quel delirio di espressioni confuse, emerse in questi giorni da più parti, mettendo in campo il pericolo fascista o sfascista, come se non ci fosse altro da dire e da fare. Fino alle esortazioni pareadossali “tenete aperte le sezioni e le federazioni in difesa della legalità”. Ma dove?

Alleanze democratiche, coalizioni per la Costituzione, alleanze popolari, alleanze per la Repubblica, fronti democratici, fronti repubblicani, eccetera eccetera. Percepite dall’opinione pubblica come le “alleanze degli sconfitti”, il “rituale di chi è fuori gioco”,  senza programmi e senza proposte. L’alleanza di coloro che, con le loro politiche, sono ritenuti i maggiori responsabili del risultato elettorale del 4 marzo. Nulla di costruttivo e di nuovo, alleanze che in termini elettorali dovrebbero tradursi in coalizioni o listoni da Berlusconi all’estrema sinistra o la riproposizione a sinistra della vecchia Unione e del vecchio Ulivo. Brividi. Politicismo allo stato puro. L’alleanza dei benpensanti e dei partigiani in poltrona. L’esatto contrario di ciò che vorrebbe il paese da una sinistra nuova. Proposte concrete per proporre, in controtendenza con ciò che riuscirà a fare (e soprattutto ciò che non  riuscirà a fare) questo governo, politiche nuove ed efficaci. E’ attendibile che questo governo cada a causa della propria incapacità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale o scritte nel “contratto”. Ma a noi e a tutti coloro che si stanno convincendo della necessità di costruire una piattaforma politica socialista e un nuovo soggetti politico socialista, come espressione di una nuova area di sinistra e liberaldemocratica, compete fare ben altro.

A noi spetta coprire quello spazio largo che si è aperto con le politiche dissennate degli ultimi governi e con la crisi di sistema che il referendum costituzionale del dicembre scorso a definitivamente messo in chiaro. Per definire la politica di una nuova sinistra socialista europea, non per se stessa, ma capace di parlare a tutto il paese, e a quel popolo che abbiamo perso nel corso degli ultimi venticinque anni.

Una proposta da costruire indipendentemente dall’attuale Pd e fuori dal suo cono d’ombra.

Mattarella, con molti ritardi e molti tentennamenti, forse per troppa “benevolenza”, ci consegna oggi il governo possibile. Grazie! Adesso chi vuol fare opposizione la faccia. Ma facciamola sulle cose serie. Arroccarsi nell’antipopulismo è inutile. E la sola difesa antifascista non solo non serve, ma nella sua genericità potrebbe persino essere controproducente.

Roberto Biscardini


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