La risposta di Socialisti in Movimento agli appelli che vengono dal PSI

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Nel giro di pochi giorni il Segretario del Psi ha rivolto due appelli, uno rivolto a tutti i socialisti per un impegno comune al confronto, il secondo ancora più impegnativo rivolto a tutte le forze politiche del cosiddetto centrosinistra per dar vita ad una “concentrazione repubblicana” contro il populismo.
In proposito vogliamo precisare.
Socialisti in Movimento fin dalla sua nascita si è posto il problema di ricostruire l’unità più larga possibile dei socialisti, intorno ad una politica di forte identità socialista, capace di difendere i valori della nostra tradizione e reagire allo sfarinamento delle politiche socialiste nel paese.
Abbiamo proposto e avviato la riunire in un’unica area socialista di iscritti e non iscritti al Psi sul terreno di una nuova politica economica, sociale e democratica diversa  “dall’impronta dei governi dell’ultima legislatura”, e in particolare dal governo Renzi. L’esatto contrario di quello che ancora oggi sembra proporre la segreteria del Psi anche con quell’appello. E cioè riconoscere a Renzi un’impronta di governo riformista e  giustificare ancora, nonostante i risultati elettorali del 4 marzo, il sostegno del Psi al Job Acts, alla legge sulla buona scuola, alle leggi elettorali incostituzionali e al disegno di revisione costituzionale del 2016. Questa è per noi la reiterazione di un errore politico grave, che ha minato alla radice l’identità del partito distruggendo di fatto la pur consistente comunità socialista di soli dieci anni fa. Inoltre non aver ancora voluto analizzare le ragioni della sconfitta del Pd, del Psi, nonché la morte del centrosinistra è il segno che l’attuale segreteria del Psi, anche con lo zero per cento, vuole proseguire con i paraocchi e perpetuare gli errori degli ultimi anni. Per questo è giusto pensare di poter far “pesare di più il patrimonio politico-culturale dei socialisti”, ma non sembra assolutamente possibile che sia l’attuale segreteria del Psi, peraltro non più depositaria di quel patrimonio, a poterlo fare. I risultati disastrosi che sono alle sue spalle sono lì a dimostrarlo.
Sull’appello rivolto alle altre forze politiche  del cosiddetto centrosinistra riteniamo che l’idea di dar vita ad un fronte comune democratico, una sorta di “concentrazione repubblicana” contro la destra e il populismo, cercando di nascondere la propria pochezza annegandola in un alleanza ibrida solo più grande contro un nuovo nemico (una volta il Caimano adesso il populismo) rappresenta un altro errore di prospettiva. Può servire se l’obiettivo è ancora una volta quello di garantire la candidatura di qualcuno nella lista del “fronte impopolare” alle prossime elezioni europee. Ma assolutamente inutile sul piano politico, perché il problema non è la nascita del “fronte” contro il nemico fascista, ma la rinascita di una forza autenticamente socialista per affrontare da socialisti i problemi emergenti a scala nazionale e internazionale in Italia e in Europa. Per preparasi a governare in futuro in ragione di un consenso popolare tutto da ricostruire su programmi e proposte concrete. Gli equilibrismi politicisti, oggi come in passato, non portano linfa alle ragioni del socialismo. Garantiscono solo il galleggiamento del gruppo dirigente, ciò di cui i socialisti in senso lato non hanno assolutamente bisogno.


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