L’impegno a Rimini per un rinnovato socialismo italiano. di Aldo Potenza

Aldo Potenza

Credo che la discussione che si limita al rapporto con il PSI sia fuorviante rispetto alle questioni esistenti. Nessuno nega l’importanza che il PSI si svegli dal lungo letargo politico in cui è finito nella ricerca di una apparente salvezza rinunciando a svolgere il ruolo per cui dovrebbe esistere come partito, ma la questione che abbiamo di fronte è molto più grande.

La sinistra italiana è stata dominata, da quando è stata decisa la eliminazione del PSI per via giudiziaria, dalle diverse sigle assunte dai post comunisti fino alla ultima evoluzione del PD. Con Renzi si è scoperto ciò che era sempre più evidente: il PD, come diversi partiti socialdemocratici europei, ha scelto la terza via dei Clinton e di Tony Blair quella che è stata definita neoliberismo progressista.

Oggi il neoliberismo è in crisi per diversi motivi e la mancanza di un credibile partito o movimento socialista capace di interpretare le ansie e le difficoltà di sempre più vasti ceti popolari, ha creato il terreno su cui si sono sviluppati movimenti populisti di destra e di sinistra. Se si vuole davvero ricostruire una autorevole presenza socialista che sia anche la risposta alla crisi delle socialdemocrazie europee non ci si può chiudere in recinti chiusi che ricordano più il passato che il futuro.

Il compito, difficile, ma indispensabile, è conquistare lo spazio che le macerie della sinistra ha lasciato. Per farlo occorre umiltà, determinazione, capacità di comprendere le ragioni politiche altrui, ma occorre altresì avere chiaro l’obiettivo che si vuol perseguire senza ondeggiamenti opportunistici. Con l’iniziativa riminese tentiamo di dare un contributo programmatico all’idea di socialismo del presente, senza dimenticare le nostre radici, sapendo che si può e si deve aggiornare ai tempi la nostra proposta per non rappresentare solo una storia destinata alle biblioteche, ma per essere una alternativa politica adeguata al presnte sia in Italia sia in Europa.

Per questo motivo pensiamo alla Epinay del socialismo italiano, ovvero ad una iniziativa che senza ridicole presunzioni egemoniche rivolga al mondo della sinistra smarrita un appello perché insieme si restituisca all’Italia un grande partito socialista. Nessun contrasto quindi con il PSI, ma solo il rammarico perché finora ha scelto la strada della rinuncia e delle alleanze opportunistiche perdendo l’occasione di essere punto di riferimento del crescente malcontento esistente nella società italiana e lasciando che altri svolgessero un ruolo devastante per le Istituzioni, per la democrazia rappresentativa, per l’economia e quindi per gli stessi cittadini, quest’ultimi ingannati dalla propaganda e resi ciechi dal rancore verso chi precedentemente li ha governati e oggi nuovamente ingannati da un governo che prosegue con politiche liberiste a cui accompagna la distribuzione di risorse a debito presentate come sollievo per le condizioni di povertà.

L’ultimo errore del PSI è stato la rinuncia a voler costruire un percorso inclusivo senza pretendere adesioni preventive prive di qualunque significato politico che non fosse solo il ricorso alla difesa di una bandiera sgualcita e pretendendo la partecipazione a un congresso deciso da organi in larga misura espressione del disastro esistente. L’unità richiede grande disponibilità al dialogo, non chiusure in nome di una integrità politico burocratica che è sempre politicamente discutibile, ma quando si è giunti nella condizione in cui è il PSI attuale, è del tutto incomprensibile.

Aldo Potenza


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