Il socialismo di oggi. di Marco Zanier

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Cari compagni,

in questi anni abbiamo visto sfumare più volte l’obiettivo legittimo ed ambizioso di riunire assieme tutte le anime del socialismo italiano, disperse da troppo tempo e condannate per questo alla irrilevanza politica. Riunirci significa avere fatto un passo in avanti ma significa anche voler tornare a far sentire la nostra voce nel panorama politico attuale.

L’Italia sta andando a destra, ancora una volta, e siamo in balia di un Governo che non ascolta, al di là dei suoi molti proclami, le necessità dei giovani che hanno votato in massa per Movimento 5 Stelle e Lega, sperando in un futuro stabile e certo, che ignora i pensionati al minimo che ancora non vedono migliorate le loro condizioni di vita, che non dà risposte efficaci ai troppi disoccupati che aspettano un reddito tampone ancora incerto, che disprezza ed umilia la  voce disperata degli ultimi della terra, i migranti, che sono costretti a fuggire dalle loro case per la guerra o per la fame e vengono lasciati affogare in mare.

Sono passati appena due anni dalla vittoria del Referendum con cui noi tutti abbiamo difeso la nostra Costituzione dall’attacco sconsiderato del governo Renzi e dei poteri forti anche esteri che ne spingevano la mano. In quel momento avevamo capito con chiarezza che un PD guidato da quella classe dirigente non poteva essere il nostro interlocutore a sinistra, ben presto dovemmo scoprire con amarezza che neanche il ceto dirigente ex Ds che si sarebbe staccato da quel partito, sarebbe andato lontano. Il voto in massa ai 5 Stelle ne fu una diretta conseguenza e questo governo il risultato dell’ostilità prolungata del PD sull’Aventino nei loro confronti.

Ora vogliamo parlare di politica e di socialismo. Benissimo. Cominciamo quindi a dirci con chiarezza che dobbiamo ripristinare le condizioni necessarie alla sussistenza delle nuove generazioni. A cominciare dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per cui un lavoratore licenziato ingiustamente possa difendere il suo posto di lavoro. C’è un libro appena pubblicato dalla CGIL su questo punto che fa luce sulla recente sentenza della Corte Costituzionale sul Jobs Act, credo sia il caso di leggerlo. Non basta. La CGIL a Congresso a Bari ha appena eletto Maurizio Landini suo nuovo segretario, diciamogli che non le basterà difendere i posti di lavoro degli operai e degli impiegati ma che dovrà voltare il grosso del suo corpo organizzativo ai lavori che fanno le nuove generazioni che sono senza tutele perché le aziende non assumono più direttamente ma tramite le agenzie interinali per poter licenziare ancor più facilmente in settori di cui si parla troppo poco e di cui noi socialisti non parliamo affatto: call center, magazzinieri, commessi, cassieri, fattorini e lavori a chiamata. Settori poco organizzati per tanti motivi ma che potrebbero essere e dovrebbero essere oggetto delle attenzioni di una grande campagna sindacale e di un grande e ramificato movimento socialista (mi viene in mente Oreste Lizzadri che nel 1913 organizzò una grande mobilitazione dei pastai che conseguì una vittoria importante).

Se la politica non ha più un volto umano, dobbiamo averlo noi.  Rivolgiamo il nostro sguardo alle tante donne che lavorano e che sono sfruttate come e più di noi uomini nel comparto pubblico come in quello privato, ai giovani delle ultime generazioni che sono costretti a sottostare alle nuove regole del mercato del lavoro che ha trasformato anche la scuola e l’università a suo uso e consumo, ai pensionati sociali, che saranno purtroppo la grande maggioranza in un prossimo futuro, ai migranti che cercano solo un porto d’approdo da cui ricostruire la loro vita spezzata.

La grande assemblea dei “Socialisti in Movimento” che si era svolta a Roma il 12 marzo 2017, con la partecipazione e il confronto delle associazioni, degli iscritti, dei non iscritti e dei rappresentanti eletti negli organi, nelle strutture regionali e locali dell’attuale PSI, aveva già posto con urgenza il problema di riflettere sulle forme e le direzioni da seguire per creare un vasto e importante movimento socialista in Italia. Ripartendo dai problemi gravi ed attuali da risolvere, dalle diverse soggettività sociali cui riferirsi e naturalmente da una linea politica efficace da costruire nel partito all’indomani dell’elezione di un nuovo segretario e la creazione di un nuovo gruppo dirigente.

Noi siamo socialisti perché vogliamo cambiare il mondo o non siamo. Perché vogliamo una diversa redistribuzione della ricchezza, perché vogliamo costruire un futuro diverso per tutti. Cosa ne è stato della nostra forte contrapposizione alle politiche antisociali dei governi degli ultimi anni? Possibile che non debbano tradursi in proposte concrete, in una linea con cui prendere in mano il nostro partito che sta sbandando ancora una volta, in cerca del minimo e non del massimo, ancora una volta costretto dal suo segretario all’ irrilevanza?

Il nostro partito, si, il PSI. Io non ci ho mai rinunciato e non ci rinuncerò certo adesso che siamo in tanti a volere un cambiamento profondo e graduale prima del mondo della produzione e poi della politica. Per questo credo che Rimini avrà un senso se saremo anche presenti al Congresso di marzo del nostro partito. Se il primo è la rincorsa ed il secondo il traguardo. Perché senza un partito socialista grande e strutturato, con una linea forte, vera e riformatrice, con lo sguardo rivolto al di fuori di noi stessi e con la voglia di abbracciare le tante persone, uomini e donne di sinistra che stanno aspettando che nasca qualcosa di nuovo e di utile, senza il PSI guidato da noi stessi, non potremmo mai davvero cambiare le condizioni di vita e di lavoro degli italiani. Non da soli ma insieme ad altri certo, ma andando a testa alta a dire che non ci riconosciamo in questo governo, nelle politiche liberiste del centro destra e dell’attuale PD perché siamo portatori di un’altra idea, migliore senz’altro della loro e più giusta.

Marco Zanier


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