Costruire subito un soggetto politico socialista, di Roberto Biscardini

Biscardini

L’esito finale dopo il voto del 4 marzo è il governo giallo-verde di Di Maio e Salvini. Un governo dei “vincenti”, che rispetta sostanzialmente le aspettative del voto popolare. Un governo di due destre: quella leghista, destra istituzionale a matrice lepenista e il M5S, che non può nascondere la sua natura eversiva, la democrazia della piattaforma Rousseau, dall’accezione “apriremo il parlamento come una scatola di tonno”, al “non siamo né di destra né di sinistra”, “si può governare con tutti purché governiamo noi”. Due destre entrambe disponibili ad attaccare nel profondo i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale e istituzionale e a ribaltare i principi del costituzionalismo democratico.

Ma per quel che ci riguarda più da vicino, questa Terza Repubblica inizia con la sconfitta storica, mai così grave, della sinistra politica italiana. Una sconfitta figlia degli errori che ha commesso sul piano costituzionale e democratico fin dal 1994, così come sul piano economico accettando le peggiori dottrine liberiste europee.

Tutto ha inizio con il modello bipolare della Seconda Repubblica, che anche la sinistra ha contribuito a edificare. Ha accettato che si rovesciasse il rapporto politica ed economia, ha favorito la trasformazione dei partiti di massa in partiti padronali, ha condiviso, fin dal Mattarellum, che i parlamentari fossero scelti dai segretari di partito e non eletti, ha assecondato la personalizzazione della politica intorno ai leader e non ultimo ha favorito un sistema istituzionale fondato sul potere degli esecutivi a scapito delle prerogative delle assemblee elettive e della rappresentanza. Sposando la “governabilità” è scivolata anch’essa sul terreno degenerato del “governismo”. Ha accettato che gli eletti direttamente dal popolo (sindaci e presidenti di regione) distruggessero le basi democratiche delle istituzioni locali. Ha consentito che la sinistra si identificasse sempre meno con qualcosa di diverso dalla destra.

Quindi, il 4 marzo è soprattutto la sconfitta del Pd, erede della storia del Pds e dei Ds, di un partito che ha abbandonato i fondamentali della sinistra fin dalla sua nascita, dando per impraticabile qualunque progetto di sinistra e ritenendo definitivamente morto il socialismo. La sola ambizione che gli rimase fu quella di governare e soprattutto di governare al centro.

Così sotto le macerie del vecchio centrosinistra oggi non rimane quasi più nulla, non c’è il Pd, non ci sono più i suoi cespugli, e Liberi e Uguali, pur con un progetto ambizioso, fallisce l’obiettivo di rappresentare una proposta nuova per il paese, alternativa alla destra e diversa dal Pd.

Quindi se da un lato c’è la “vittoria” di Di Maio e di Salvini, dall’altro c’è una sinistra ridotta all’anno zero, in stato confusionale, senza proposta politica, incapace di interpretare le contraddizioni che l’hanno portata a perdere il suo elettorato più tradizionale.
Il Pd esce da questa fase come il partito che ha abbandonato le ragioni di lotta politica della sinistra sia sul terreno economico sia sul terreno democratico, responsabile di aver approvato leggi elettorali incostituzionali e di aver tentato, con il referendum del 2016, di stravolgere le garanzie costituzionali della Repubblica.
Ma contemporaneamente una nuova sinistra, capace di indicare una via per uscire dalla crisi, non c’è ancora.

Di fronte a questo quadro si intravede soltanto una strada.

Costruire insieme ad altri, in tempi brevi, un soggetto politico socialista.

Avviare un processo politico, che non partendo a freddo dalla nascita di un partito per andare verso la società, ma al contrario partendo dalla società per andare verso un partito (prima o poi lì bisogna cadere), apra una prospettiva nuova, per dar vita ad una forza di chiaro stampo socialista, senza aggettivi, che riunisca tutti coloro che ci stanno: soggetti politici diversi, gruppi, associazioni, forze del lavoro, sindacati (perché no? possono ancora permettersi il lusso di stare a guardare?) e cittadini.

Un progetto costituente per ridare agli italiani non solo la speranza di politiche nuove, vicine ai loro bisogni, ma anche una prospettiva identitaria, socialista e persino “di classe”.

Si tratta di lavorare per mettere insieme eredità, esperienze e culture diverse, lasciando da parte la recriminazione sulle sconfitte (chi non ha peccato scagli la prima pietra!), lasciando da parte veleni e storie passate. Per utilizzare al meglio il vissuto di ciascuno, energie vecchie ed energie nuove.

E’ proprio dalla consapevolezza di essere all’anno zero, e di essere in una profonda crisi di sistema,  che si deve ripartire, per riscoprire la cultura socialista e definire una nuova piattaforma politica, esplicitando con chiarezza cosa si vuole fare, dove si vuole andare e con chi. Quali trasformazioni dei rapporti sociali ed economici proporre e perseguire per il presente e per il futuro.

Ma la difficoltà maggiore è che bisogna fare tutto in tempi abbastanza brevi.

Avendo idee chiare e consentendo a tutti con la propria identità di mettersi in cammino. Per costruire il progetto insieme. Per definire la piattaforma intorno a due questioni principali, quella del lavoro e quella democratica. Per ricostruire un’identità internazionalista. Per definire le politiche europee più urgenti e utili al paese. Per ricostruire lo Stato e la sua sovranità.

Ma per questo progetto non si può ripartire da questo Pd, né tantomeno dal generico rassemblement di tutto ciò che appartiene alle vecchie categorie del centrosinistra, così come non si può ripartire dalla questione se in Europa è meglio stare con PSE o con il GUE.

Una prospettiva e un progetto da definire in tempi brevi perché alle porte ci sono le elezioni europee e le probabili elezioni politiche anticipate. E non si può avere l’ambizione di costruire un nuovo movimento/partito, alternativo alla destra, senza porsi contemporaneamente il problema di essere soggetto politico con una propria rappresentanza anche parlamentare. Una sinistra astensionista e senza rappresentanza non esiste.
Un soggetto politico della “sinistra a trazione socialista”, o meglio semplicemente “socialista”. Una forza per il socialismo che non può essere caratterizzata solo dai socialisti di un tempo, ma deve riunire con pari dignità tutti coloro che pur non essendo stati socialisti nel passato sono disposti a lavorare oggi per questa prospettiva.

Soprattutto cittadini e giovani che possono trovare proprio oggi nella parola “socialismo”, più che non nella parola “sinistra”, un punto di riferimento moderno e attuale, una ragione di impegno politico.
Proprio la debolezza in cui si trova oggi la sinistra, e in cui si trovano tutte le culture politiche tradizionali d’Europa, rende attuale e possibile questa iniziativa.

Roberto Biscardini


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